Foro 1

Il valore di … PORCELLANE DI MEISSEN

Nell’ambito della vasta produzione della manifattura di Meissen ci occupiamo delle serie che hanno per oggetto i personaggi della commedia dell’arte. La prima immagine mostra la statuina di un Arlecchino che beve da un boccale sul quale si leggono le spade incrociate, simbolo della manifattura, e una data 1738. E’ questa la data in cui questo modello è stato creato e messo in produzione (Foto 1). Quello che vediamo, tuttavia, è un esemplare della stessa manifattura di Meissen databile al 1950 circa, quindi una copia dell’originale settecentesco, prodotto con le stesse tecniche e dipinto a mano con perizia estrema. Il prezzo di quest’oggetto varia attorno ai 1.500 euro, mentre l’originale prodotto durante il XVIII secolo può valere circa 15.000 euro. L’uso di produrre delle copie degli stessi soggetti, almeno di quelli più celebri, si afferma a Meissen nella seconda metà dell’Ottocento. In termini di valore, non vi è una grossa differenza, se non di poche centinaia di euro, tra un Arlecchino prodotto nel 1880 e lo stesso soggetto identicamente riprodotto nel 1960. Paradossalmente, un esemplare prodotto ancora oggi con la stessa tecnica e identica cura potrebbe costare circa 2.500 euro, quindi quasi il doppio di una copia d’epoca (XIX-XX secolo).

Le differenze tra una statuina settecentesca e una copia possono essere riscontrate solo da un occhio molto esperto. Le porcellane settecentesche si riconoscono per la tonalità del colore e per il tipo di impasto, in genere più bianco e lucido, ma non vi sono norme generali. L’esame del celebre marchio con le spade incrociate non fornisce un valido aiuto. Si sostiene che le statuine settecentesche presentino la base piena, mentre le copie ottocentesche abbiano la base svuotata; in realtà ciò può dipendere anche dalle dimensioni dell’oggetto: una gruppo di porcellana può essere del Settecento ed avere la base svuotata. Così come non costituisce una regola, ma solo una tendenza, che il fondo degli occhi delle statuine settecentesche sia sempre e solo marrone, mentre quelle ottocentesche abbiano gli occhi azzurri.

Foto 2

Una cosa diversa dalle copie postume di Meissen sono le imitazioni, ossia le porcellane, magari coeve, raffiguranti gli stessi soggetti, ma prodotte con lievi varianti. In altre parole si tratta di statuine che si ispirano ai modelli di Meissen, senza imitarli in modo pedissequo e, soprattutto, senza alcun intento fraudolento (prova ne è il fatto che non sono marchiati con le spade). Se sono coeve, il valore è di circa il 20-25% inferiore agli originali, divario che tende a decrescere se gli autori di queste imitazioni sono a loro volata scultori di valore e documentati. Un’altra cosa ancora sono i falsi, ossia delle copie non autorizzate. Quelle più ingannevoli sono state realizzate fino ai primi anni del Novecento; in seguito, il costo della mano d’opera rendeva l’operazione poco economica. Il loro valore è di circa 200 euro se ben eseguite, ma non hanno alcun pregio antiquariale e collezionistico.

Vi sono poi le volgari imitazioni, ossia le repliche più o meno esatte dei soggetti di Meissen più noti, ma realizzati con un livello di qualità che dovrebbe essere facilmente riconoscibile. Il prezzo, in questo caso è di poche decine di euro.

La seconda immagine mostra la statuina di Mezzettino, un altro personaggio della commedia dell’arte, appartenente anch’esso al catalogo della manifattura di Meissen e prodotto alla fine dell’Ottocento (Foto 2). Qui non si tratta della copia di un esemplare settecentesco, bensì di un modello originale appositamente creato per rinnovare la gamma, anche se i modelli ideati ex novo nell’Ottocento sono pochi. Ancora meno, ma ve ne sono, sono quelli ideati nei primi decenni del Novecento. Mentre i primi sono poco replicati, quelli più moderni sono ancora in produzione.

L’epoca può essere desunta in parte dall’analisi stilistica, ma, soprattutto dall’esame dei cataloghi della manifattura che sono stati in parte pubblicati. Il valore di questa bella statuina di Mezzettino è di circa 1.200 euro. Il suo valore varia in modo insignificante per le copie novecentesche che sono comunque poco diffuse perché il gusto ottocentesco è stato rapidamente superato. Come nel caso dell’arlecchino, questa stessa porcellana prodotta oggi costerebbe circa il doppio. Nel caso dei modelli originali dell’Ottocento il fenomeno delle imitazioni e dei falsi è pressoché inesistente. Per le eventuali volgari imitazioni valga quanto detto sopra.