Coppia di candelieri, seconda metà del secolo XVIII, Mantova, collezione privata (foto di Benito Pelizzoni)

Punzoni di garanzia dell'argento. Il caso mantovano dal XIII al XIX secolo
di Francesca Rapposelli

Per ripercorrere le origini e la storia dei punzoni di garanzia a Mantova è opportuno iniziare dal 19 agosto 1310, quando furono ufficialmente approvati gli Statuti dell’Arte degli Orefici dal capitano Rinaldo Bonacolsi per proteggere il compratore dalle frodi e garantire la qualità della lega del metallo. Il primo bollo di garanzia in uso a Mantova raffigurava il semibusto di Virgilio, emblema del Comune e della zecca, al quale si accompagnava il punzone personale dell’argentiere, dando origine al sistema bipunzonale. Nel 1616, per iniziativa degli orefici mantovani, l’immagine di Virgilio fu sostituita dal punzone del Sacro Vaso, con l’approvazione del duca Ferdinando Gonzaga. Il nuovo contrassegno segue la forma del reliquiario del Preziosissimo Sangue di Cristo e sarà ricordato nei documenti come calice, vaso sacro, pisside.

Nella seconda metà del secolo XVII, in seguito all’introduzione di una nuova tassa per l’apposizione del bollo della zecca mutano le modalità della punzonatura determinate anche dalla personale iniziativa dell’argentiere Gasparo Taliani, che nel 1661 diviene garante al titolo dell’argento. Taliani, invece di segnare il manufatto con l’antico bollo raffigurante il Sacro Vaso, impone il simbolo del suo punzone che rappresenta il crescente lunare con nel mezzo le lettere SIC suscitando in tal modo l’ira dei colleghi. La questione sarà risolta concedendo all’argentiere di mettere accanto all’antico bollo di garanzia il proprio con il crescente lunare come ulteriore garanzia della bontà della lega, determinando il passaggio da un sistema bipunzonale ad uno tripunzonale: il punzone della bottega, il Sacro Vaso con funzione di territorialità e il  crescente lunare con le lettere SIC come garanzia della lega.
Nei primi decenni del secolo XVIII questi due punzoni di garanzia  assumeranno delle leggere varianti: la pisside prenderà la forma di un ovale allungato, mentre il bollo del SIC, avrà le lettere non più nel crescente lunare ma racchiuse in un cerchio.

Contrassegnata da questi punzoni è la coppia di candelieri attribuita alla manifattura dell’argentiere mantovano Domenico Strada per la presenza del punzone di bottega con la figura del Leon d’oro (1). Questo genere di opere, solitamente prodotte in serie per il grande uso che se ne faceva, mostrano uno stile barocchetto molto apprezzato e diffuso nella seconda metà del Settecento anche in Francia e Germania con forme molto simili. Quindi la comprensione di questi piccoli marchi si dimostra necessaria per una precisa attribuzione dell’opera.

Nel 1786 durante la grande riforma politica e amministrativa che investì tutta la struttura istituzionale della Lombardia Austriaca, vi fu l’abolizione delle antiche corporazioni artiere, ma l’arte Orafa fu privilegiata da una particolare attenzione e gli antichi contrassegni vengono mantenuti almeno sino al 1792. Quando Napoleone divenne Re del nuovo Regno d’Italia, Eugenio Napoleone Beauharnais si insediò a Palazzo Reale di Milano con la carica di viceré e su modello delle leggi francesi, il 25 dicembre 1810 venne varato dal Vicerè un nuovo ordinamento per la lavorazione e il commercio di lavori in oro o argento. Sono 110 articoli che imposero un sistema tripunzonale di certificazione con nuovi simboli. In attuazione di questi articoli, furono inoltre determinate tutte le forme dei punzoni da adottarsi sia per certificare le leghe del metallo, sia per indicare l’ubicazione dell’ufficio di garanzia.

Per accertare la bontà della lega di 800 millesimi sarà coniato il punzone con l’impronto dell’ettagono e nel mezzo il mondo contornato da sette stelle “zodiaco con i sette trioni” ovvero le sette stelle dell’Orsa Maggiore, mentre a Mantova, come contrassegno territoriale, fu assegnato il simbolo del “Cigno natante”.

Cucchiaino dell’argentiere milanese Gio Battista Sala, Mantova collezione privata

Il 14 febbraio 1812, un nuovo decreto attivò gli uffici di garanzia nelle sole città di Milano, Venezia, Bologna, Ancona, Verona e Brescia. Mantova e il suo cigno dovranno aspettare. Secondo questi ultimi ordinamenti gli orafi mantovani erano quindi obbligati a bollare le loro manifatture a Verona, e le difficoltà aumentarono nel 1814, quando, con la seconda dominazione Austriaca e una nuova definizione dei confini, l’ufficio di garanzia per l’adempimento degli obblighi al bollo venne trasferito da Verona a Brescia incrementando le proteste degli orefici. Questa situazione incise profondamente sul numero dei laboratori orafi poiché molti orefici dovettero decidere di trasformarsi in commercianti, preferendo acquistare sui mercati o alle fiere manufatti già contrassegnati dai rispettivi bolli di origine. A Mantova si conservano molti argenti milanesi riconducibili a questi anni. Vediamo l’esempio di un cucchiaino milanese contrassegnato dal bollo con il globo con lo zodiaco per il titolo 800 della lega, l’Aratro assegnato all’ufficio di garanzia di Milano, e il bollo della bottega di Gio Battista Sala con l’insegna delle due spade con corona e le iniziali GBS (2). Le suppliche degli orafi furono esaudite solo nel 1831, quando, con una pubblica grida venne istituito a Mantova l’Ufficio delegato per il bollo, ripristinando così anche un simbolo, il “Cigno natante”, recentemente riscontrato sul retro di una posata che verrà pubblicata prossimamente in un saggio dal titolo: Dal “SIC” del Taliani al “CIGNO NATANTE” a cura di Franco Negrini e Francesca Rapposelli sulla rivista semestrale Civiltà Mantovana, al quale si rimanda per specifici approfondimenti. In seguito a queste considerazioni è ragionevole ritenere che alcuni argenti conservati a Mantova contrassegnati con il solo marchio di bottega, siano stati prodotti in un arco di tempo che va dal 1810 al 1830. Costituisce un esempio la posata dell’orafo mantovano Luigi Martelletti contrassegnata sul retro dell’asta solo dal bollo con l’immagine dell’Agnello con Croce, stemma di San Giovanni Battista, e l’iniziale del cognome M (3).

NOTE
(1) F. Rapposelli, Repertorio degli orefici mantovani, in d’Oro e d’Argento. Giovanni Bellavite e gli argentieri mantovani del Settecento, catalogo della mostra a cura di F. Rapposelli, Castel Goffredo 2006, p. 183.
(2) G. Sambonet, Gli argentieri milanesi, Milano 1987, p. 274.
(3) F. Rapposelli 2006, p. 178